Gli opposti? Sono solo ideologici, nel flusso della realtà tutto si compenetra. Matteo Mauro, classe 1992, nato a Catania, massimo esponente della criptoarte, ce lo dimostra con opere immaginifiche.
Dove il segno arcaico viene esplorato alla luce di alfabeti visivi, pixel, pigmenti. Dove gli algoritmi tracciano un’estetica, diventano la longa manus del creatore umano.
Matteo non dimentica i mezzi più tradizionali della storia dell’arte, come l’uso di tela, olio e bronzo, bensì espande il territorio d’azione e di pensiero.
“Non ho abbandonato la tradizione, né il mondo virtuale. Piuttosto ho sempre cercato di favorire e indagare il dialogo tra i due aspetti. Anche le mie opere digitali fanno riferimento all’incisione barocca o all’ornamentazione rococò”.
Ecco perché le sue opere, ad esempio Bronze on Canvas, rappresentano un’integrazione del pensiero digitale in maniera tattile e senza tempo.

La differenza fra contenuto visivo e opera d’arte
“La risposta sta nel comprendere la differenza tra contenuto visivo e opera d’arte”.
Cosa significa creare nel mondo dell’AI generativa? Nel mondo in cui stiamo insegnando alle macchine a parlare, a ragionare come esseri umani?
Matteo sta dando una risposta. L’AI non è un nemico né un oracolo, ma un nuovo specchio che obbliga a ripensare l’autorialità e la creatività.
L’arte di Matteo dimostra che non esistono opposti ma osmosi.
Il suo percorso è visionario, sfida i confini fra la tradizione e il digitale, fra la materia arcaica e la fluidità moderna.
In particolare, Matteo legge lo strumento digitale come coautore del processo creativo, come estensione della mano dell’artista.
Le sue opere sono epiche, fantastiche, una fusione tra ciò che conosciamo e ciò che possiamo solo immaginare.
Dopo aver trascorso tanti anni a Londra, città fertile per la sperimentazione digitale e ricerca accademica, Matteo si è stabilito a Milano, “luogo in cui si possono far dialogare il pensiero digitale con le radici dell’arte. Qui si trovano artigianato, concettualismo e memoria”.

Il Bronzo su tela e le Micromegalic Inscriptions
Il suo Bronze on canvas è la sintesi audace fra pittura e scultura. Il bronzo colato su tela diventa linguaggio, gesto radicale. “È pittura che ha peso, volume, resistenza”.
Nelle sue Inscriptions il segno si fa arcaico, essenziale, originario: è la traccia, la memoria prima delle parole. È il bisogno primitivo di lasciare un’impronta.
“Le mie iscrizioni non sono decorazioni, ma registrazioni grezze, necessarie che appartengono tanto al passato quanto al presente digitale, rappresentando una linea che inizia in una caverna e finisce nel codice”.
Il termine “micromegalico” è ormai inscritto nella storia dell’arte. Il dinamismo metamorfico del Rococò è l’inizio del viaggio sperimentale che prosegue qui, nelle atmosfere sospese fra reale e fantastico. Capaci di partire dal tratto preverbale e arrivare all’algoritmo.
Matteo è professore di arte digitale in università londinesi come la UCL e la LSBU; e sue opere sono state esposte alla Royal Academy of Arts, al Museo Marte e al Salon des Indépendants del Grand Palais, solo per citarne alcune. Definito da Forbes come il principale esponente italiano della criptoarte, ha lavorato al fianco di designer e artisti di fama come Ron Arad e Isaie Bloch
.The Sculpture Show 2025
Dal 28 Giugno 2025 al 3 Agosto 2025
