Alfred Eisenstaedt scattò tre foto a Joseph Goebbels al tavolino dell’Hotel Carlton di Ginevra nel 1933, in occasione del meeting sul disarmo alla Società delle Nazioni: la terza cattura la ferocia dell’istante in cui Goebbels prende consapevolezza della sua origine ebrea. Questione di attimi.
Perché in fondo è questa l’abilità di un fotografo: catturare una sfumatura diversa, andare nelle pieghe della realtà.
Eisenstaedt nasce nel 1898 e ha la sfortuna di vivere entrambe le guerre: a 16 anni è già di leva nella prima e ha poco più di 30 anni quando il nazismo si arrampica al potere. “Casca” nella fotografia quasi per caso: il suo primo approccio avviene nell’adolescenza, quando uno zio gli regala una Eastman Kodak numero 3. Nel 1920, dopo le vicissitudini della prima guerra, mentre vende cinture e bottoni, scatta immagini per il Berliner Tageblatt e in seguito per la Berliner Illustrierte Zeitung.
Ha l’istinto del fotografo nei cromosomi e ben presto questo diverrà il suo lavoro principale. Sua, è la famosa immagine di un cameriere che pattina sul ghiaccio, nel 1932. Fu lui a cogliere Adolf Hitler e Benito Mussolini durante un incontro in Italia, nel 1933.

Sempre sua, la famosa foto VJ Day in Times Square, in occasione dei festeggiamenti del 15 agosto del 1945, giorno in cui il Presidente Truman annuncia la resa del Giappone – quindi la fine della Guerra.
La fuga negli Stati Uniti del ’35 è quasi forzosa: la sua famiglia era infatti israelita, di Dirschau.
Da quel momento, vivrà nel Queens per il resto della sua vita.
Eisenstaedt era abbastanza abitudinario: fotografa per la rivista Life dal 1936 al ’72: ben 86 copertine scaturiscono dalle sue istantanee di celebrità mondiali, come Sofia Loren, Marilyn Monroe, Ernest Hemingway, Robert Oppenheimer. Tutte le estati, per ben 50 anni, passa le sue vacanze a Martha’s Vineyard, buen retiro dell’élite statunitense.
Scatta con una Leica M3, obiettivo da 35mm.

Martha’s Vineyard e la sperimentazione fotografica
Alfred era affascinato dai fari nautici. E proprio qui, a Martha’s Vineyard, lavorò con lenti, prismi, filtri ma sempre usando la luce naturale. Una sua raccolta, per il Vineyard Research Institute, fu chiamata Eisenstaedt Day e fu un vero successo.
Sempre qui, Eisenstaedt scattò la famosa foto alla famiglia Clinton, alla Granary Gallery nell’agosto del ’93.
Lo stile di Eisenstaedt si inserisce nella grande tradizione documentaria americana, come spiegano a Camera Torino, Centro Italiano della fotografia che gli dedica una mostra dal 13 giugno al 21 settembre “ma si arricchisce talvolta di visioni poetiche, che richiamano la pittura dell’Ottocento”. A tratti usa un registro ironico, con scenari stranianti che ricordano l’arte surrealista europea.
«Quando scatto una fotografia – affermava Alfred Eisenstaedt – cerco di catturare non solo l’immagine di una persona o di un evento, ma anche l’essenza di quel momento».

La mostra di Camera Torino, la prima in Italia dal 1984, percorre una parabola temporale vastissima, correndo dagli USA del boom economico al Giappone post nucleare per arrivare alle ultime immagini realizzate negli anni Ottanta.
In totale sono 170 foto che ci traghettano dai gerarchi nazisti alla pace di un bacio, come una navetta spazio-temporale.
Nell’arco della sua carriera Eisenstaedt ha ricevuto numerosi riconoscimenti e onorificenze, tra cui la Medaglia nazionale per le arti e l’Infinity Master of Photography Award, assegnato dal Centro internazionale di fotografia. Nel 1951 fu nominato “Fotografo dell’anno” dall’Enciclopedia Britannica.

La vera storia del bacio in Times Square
La foto del bacio fra “il marinaio e l’infermiera” è stata per decenni un simbolo di speranza e gioia, nonostante – alla fine – si sia scoperto che la donna in bianco era una igienista mentale e non un’infermiera, rispondente al nome di Greta Zimmer Friedman. Il marinaio invece era George Mendonca e quel giorno era in casa con la fidanzata Rita a guardare un film, quando la notizia della fine del conflitto divenne pubblica, motivandolo a uscire per strada come decine di migliaia di persone.
Sulla donna, si sono scatenate rivelazioni e scoop. Tale Edith Schein scrisse ad Eisenstaedt rivelando di essere lei la protagonista del bacio. “Ero al lavoro in ospedale quando decisi di recarmi a Times Square con alcune amiche e mi ritrovai a baciare un ragazzo che non conoscevo e che non avrei mai più rivisto in futuro”.
La foto, pubblicata su Life, fece il giro del mondo, infiammando gli animi e dando vita a interpretazioni fantasiose. Anche Alfred diede la sua versione: “vagavo con la mia Leica in cerca di una inquadratura che mi convincesse. Poi, ho visto il marinaio e la ragazza: se lei avesse avuto un vestito nero, non avrei mai scattato quella foto, fui colpito dal bianco”.
